Prosciutto cotto ricondizionato o "rifatto"

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Prosciutti cotti ricondizionati o ringiovaniti o “rifatti”

Anche questo fa parte di avventurenelcibo o delle sventure del cibo.Ho avuto notizia di una procedura industriale praticata da alcune aziende salumiere che lascia spazio ad ampie zone di ombra, prefigurando certamente alcune illegalità che sarebbe bene che gli organi di controllo e la magistratura indagassero a fondo. 

Si tratta del "ricondizionamento" di prosciutti cotti che sono sconfezionati, rilavorati e confezionati nuovamente con l'apposizione in etichetta di un Termine Minimo di Conservazione (TMC) diverso da quello che avevano in precedenza, un modo surrettizio di allungare la vita a cibi scaduti o in via di scadenza.

Ne ha parlato il settimanale "La Voce di Parma”, il cui Direttore, Dr. Fabrizio Castellini, è attualmente sotto processo per diffamazione al tribunale penale di Parma per aver pubblicato un’intervista nella quale si svelavano i retroscena di questo “rifacimento”.
La procedura sembra che venga attuata su prosciutti cotti rimasti in giacenza invenduti nel magazzino aziendale, oppure su prosciutti resi dal circuito commerciale, oppure su prosciutti condizionati sottovuoto che avevano perso la prerogativa di essere sottovuoto.
Il giornale riportava nomi e cognomi dei protagonisti e al giornale rimandiamo chi volesse ulteriori dettagli, ma qui interessa sottolineare che la Voce di Parma riporta che la "pratica" sarebbe tuttora in corso, almeno stando alle indagini effettuate dalla Polizia Giudiziaria.
Dopo aver preso visione della documentazione fornita dalla Voce di Parma, vorrei rivolgere alle aziende salumiere e all’Assocarni, l’associazione imprenditoriale che le rappresenta, alcune semplici domande:
1) se la procedura è ancora attuata
2) i metodi di analisi e di controllo dei prosciutti "rifatti" prima e dopo la rilavorazione
3) la destinazione commerciale dei prosciutti "rifatti"

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