ESCHERICHIA COLI - UN AGGIORNAMENTO SULL'EPIDEMIA E LE CAUSE

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Escherichia coli, diffusione, situazione, raccomandazioni

Un aggiornamento sul tema dell’Escherichia coli, responsabile dell'epidemia di maggio-giugno 2011.

La situazione In Europa, la situazione in Italia, le vie di diffusione, le raccomandazioni 

 

La situazione in Europa
A oggi nei Paesi dell’Unione Europea allargata sono stati riportati 888 casi di sindrome emolitica uremica (SEU), di cui 31 letali, e 3189 casi non-SEU, di cui 17 con decessi. Lo riferisce l’aggiornamento del bollettino epidemiologico sui focolai di E. coli O104:H4 pubblicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) il 30 giugno dove si possono trovare i dettagli del numero di casi per ogni Paese. Austria, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svezia sono i paesi finora coinvolti.
In Francia, le autorità sanitarie hanno segnalato un focolaio di 8 pazienti con sintomi di diarrea emorragica o di SEU nella zona nelle vicinanze di Bordeaux, poi saliti a 15. In 3 di queste persone è stata confermata l’infezione da E coli O104:H4. Le caratteristiche del ceppo isolato sono simili a quelle del ceppo isolato nel focolaio tedesco, con un profilo simile di resistenza antimicrobica.
Nove dei casi francesi hanno riferito di aver mangiato germogli (fieno greco, mostarda, rucola). I semi di questi germogli, al momento sotto esame di laboratorio, sono stati prodotti sul territorio locale e non sono importati dall’azienda coinvolta nel focolaio tedesco.
Le analisi epidemiologiche al riguardo sono ancora in corso e si sta investigando su un possibile legame tra il focolaio di E. coli O104:H4 riportato in Germania tra maggio e giugno 2011 e quello francese registrato in questi ultimi giorni.

 

La situazione in Italia
Nel 2011, in Italia non sono stati segnalati casi di sindrome emolitico uremica da E. coli O104:H4 riconducibili al focolaio epidemico tedesco. I pochi casi di questa sindrome segnalati nel 2011 sono infatti stati causati da E. coli VTEC. Lo riferisce il ministero della Salute che, a scopo cautelativo, vista la dimensione del focolaio tedesco, ha allertato i centri di nefrologia operanti sul territorio nazionale.
Secondo un vero esperto dell’argomento (Alfredo Caprioli dell’Istituto superiore di sanità e responsabile del laboratorio europeo di riferimento per E. coli) sembra che questo batterio killer abbia un’origine umana e non sia abitualmente presente nell’intestino degli animali. Si tratterebbe di ceppi di Escherichia coli atipici (causa frequente di diarrea nei Paesi in via di sviluppo, che assumono la capacità di produrre tossine tipiche dell’Escherichia coli che vive nell’intestino dei bovini) finiti casualmente nella catena alimentare attraverso i semi.

La via di diffusione
Se questa ricostruzione fosse esatta, come credo che sia, saremmo di fronte a n elemento importante di questa tragica storia. Infatti  il batterio killer, è stato trovato in alcuni pazienti colpiti dalla malattia SEU già 10 anni fa, ma non è stato preso in considerazione trattandosi di episodi rari e isolati. Si può quindi ipotizzare che in passato questi batteri siano stati introdotti saltuariamente in Europa da persone provenienti da Paesi extra europei. In Europa però, visti gli standard elevati di igiene, il batterio non ha mai trovato un habitat ideale per diffondersi e circolare, non ha creato focolai e non ha contaminato la catena alimentare.
La situazione è cambiata quando in Egitto per motivi igienico-sanitari il batterio dall’intestino dell’uomo ha raggiunto la filiera alimentare e ha contaminato i semi di fieno greco (e forse di altri vegetali) venduti in Europa. A questo punto il sistema di coltivazione dei germogli -in serra, a temperature elevate e in condizioni ottimali di umidità- ha consentito ai batteri riprodursi velocemente e di contaminare i germogli ingeriti dalle persone. Le cause non sono quindi da ricercare nel sistema di coltivazione di distribuzione o di confezionamento dei germogli ma nei semi di partenza.
L’amara consolazione è che trattandosi di un focolaio di infezione causato da un Escherichia coli di origine umana, una volta eliminata la partita di semi contaminata il rischio si può considerare finito come capita per i focolai di tifo e altre patologie umane. Tuttavia è sempre opportuno non abbassare mai la guardia perché i germogli sono un prodotto ad alto rischio per le condizioni di coltivazione e questo aspetto è troppo spesso sottovalutato.

 

Le raccomandazioni
Tenendo presente che, ad oggi, il consumo di germogli di fieno greco (Trigonella foenum grecum) è stato indicato come possibile fonte del recente focolaio di E coli O104:H4 in Germania e Francia, finché le indagini non saranno concluse, si raccomanda ai consumatori di non coltivare germogli per il consumo personale e di non mangiare germogli o semi germogliati a meno di non averli cotti accuratamente.

Naturalmente, restano valide le raccomandazioni che erano riportate nel precedente articolo.

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