SVILUPPO SOSTENIBILE COME MOTORE DI CRESCITA NON SOLO ECONOMICA

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SVILUPPO SOSTENIBILE, INNOVAZIONE, GREEN ECONOMY, GREEN JOBS, ACQUISTI VERDI

Da oltre vent’anni si parla di sviluppo sostenibile, ma il concetto è ancora poco chiaro e “sviluppato” al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori. Soprattutto, si pensa allo sviluppo sostenibile come mezzo per lanciare l’economia dei paesi non industrializzati mentre è ancora poco apprezzata l’idea che lo sviluppo sostenibile possa rappresentare un potente motore di innovazione e crescita economica per i paesi industrializzati.

 

Il concetto di sviluppo sostenibile
L’avvio del concetto di“Sostenibilità” e “SviluppoSostenibile” è contenuto nel Rapporto Our Common Future (1987) della World Commission on Environment and Development, meglio conosciuta come Commissione Bruntland, dal nome del Premier norvegese dell’epoca che presiedeva la Commissione, che gli diede la sua accezione più nota, ovvero lo sviluppo che “garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”.
Il concetto informatore di questo modello di sviluppo, compatibile con le esigenze di tutela e salvaguardia delle risorse e capitale dell’umanità, ripropone una visione del mondo nella quale il fine ultimo è rappresentato dal raggiungimento di una migliore qualità della vita, dalla diffusione di una prosperità crescente ed equa, dal conseguimento di un livello ambientale non dannoso per l’uomo e per le altre specie viventi e nel quale sia possibile una più equilibrata accessibilità alle risorse.
Nella Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992 lo sviluppo sostenibile assume le caratteristiche di concetto integrato e richiamando la necessità di coniugare le tre dimensioni fondamentali e inscindibili di Ambiente, Economia e Società. Risulta infatti evidente come l’azione ambientale da sola non possa esaurire la sfida: ogni piano o politica di intervento deve rispondere ad una visione integrata e definire sia impatti economici che sociali ed ambientali. Il progresso tecnologico sostenibile si pone allora quale strumento per raggiungere l’obiettivo di un uso oculato delle risorse naturali, diminuzione del consumo di quelle non rinnovabili, limitazione dei rifiuti prodotti, controllo sulla sostituzione del capitale naturale (territorio, risorse materiali, specie viventi) con capitale costruito (risorse naturali trasformate).
In questo senso la sostenibilità dello sviluppo è incompatibile in primo luogo con il degrado del patrimonio e delle risorse naturali (che di fatto sono esauribili) ma anche con la violazione della dignità e della libertà umana, con la povertà ed il declino economico, con il mancato riconoscimento dei diritti e delle pari opportunità.

La figura sotto rappresenta in modo grafico come la sostenibilità ruota attorno a quattro componenti fondamentali:
• Sostenibilità economica: intesa come capacità di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione
• Sostenibilità sociale: intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano (sicurezza, salute, istruzione) equamente distribuite per classi e genere.
• Sostenibilità ambientale: intesa come capacità di mantenere qualità e riproducibilità delle risorse naturali.
• Sostenibilità istituzionale: intesa come capacità di assicurare condizioni di stabilità, democrazia, partecipazione, giustizia.

 


L'area risultante dall'intersezione delle quattro componenti, coincide idealmente con lo sviluppo sostenibile.


Nel 2001, l'UNESCO ha ampliato il concetto di sviluppo sostenibile indicando che "la diversità culturale è necessaria per l'umanità quanto la biodiversità per la natura (...) la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale".


Lo sviluppo sostenibile secondo la legge italiana
Il concetto di sviluppo sostenibile in Italia, alla luce del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, in materia "ambientale" con le modifiche apportate dal D.lgs 16 gennaio 2008, n. 4, è così definito:
Art. 3-quater (Principio dello sviluppo sostenibile)
1. Ogni attività umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire all'uomo che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future.
2. Anche l'attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell'ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dell'ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione.
3. Data la complessità delle relazioni e delle interferenze tra natura e attività umane, il principio dello sviluppo sostenibile deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell'ambito delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da trasmettere, affinché nell'ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca altresì il principio di solidarietà per salvaguardare e per migliorare la qualità dell'ambiente anche futuro.
4. La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto funzionamento e l'evoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attività umane.


Sviluppo sostenibile e acquisti verdi
La Commissione Europea ha in più occasioni sottolineato il ruolo che, in funzione di strategie per il consumo e la produzione sostenibili, è ricoperto dal cosiddetto Green Public Procurement (GPP) (in italiano Acquisti verdi della Pubblica amministrazione).
Il GPP fa riferimento all'adozione di criteri ambientali nelle procedure d'acquisto delle P.A. con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale delle attività e promuovere la diffusione di tecnologie rispettose dell'ambiente. In particolare, nel luglio del 2008 la Commissione Europea ha proposto che gli Stati Membri raggiungano entro il 2010 una quota di diffusione del GPP del 50%, tramite la adozione di criteri ambientali comuni nelle procedure d'acquisto per beni e servizi prioritari.
In Italia il "Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione" (PAN GPP), previsto e finanziato tramite la legge 296 del 2006 e adottato con decreto interministeriale dell'11 aprile 2008, finalizzato alla massima diffusione del GPP presso gli enti pubblici, ha definito gli obiettivi ambientali strategici per il GPP in Italia:
1. efficienza e risparmio nell’uso delle risorse, in particolare dell’energia e conseguente riduzione delle emissioni di CO2;
2. riduzione dell’uso di sostanze pericolose;
3. riduzione quantitativa dei rifiuti prodotti.

Sviluppo sostenibile e normativa volontaria: la norma ISO 26000
A novembre 2010 è stata  pubblicata la norma ISO 26000 "Guida sulla responsabilità sociale" che intende fornire una guida mirata a responsabilizzare tutti i tipi di organizzazioni sull'impatto delle loro attività sulla società e sull'ambiente, affinché tali attività siano condotte in una modalità che, in accordo con le leggi applicabili, sia basata su un comportamento etico e sia consistente con gli interessi della società e di uno sviluppo sostenibile. La norma ha visto la luce dopo alcuni anni di confronto tra tutti gli attori della società, dagli enti governativi, alle aziende industriali e dei servizi, dalle associazioni dei consumatori ai rappresentanti dei produttori.


GREEN JOBS – LAVORI VERDI
Una nuova industria si è sviluppata sulla Green Economy, cioè su fattori industriali che hanno come ambito di sviluppo i temi legati all’ambiente nelle sue varie accezioni, dalla protezione alla tutela, dalla valorizzazione all’utilizzo delle risorse messe a disposizione dall’ambiente terra in cui viviamo.
Green is green, dicono gli americani, che di affari se ne intendono, riferendosi sia all’economia generata dai temi “verdi” sia al colore verde delle banconote del dollaro.
In Europa il motore della Green Economy è la Germania, mentre l’Italia cerca con affanno di recuperare il tempo perduto.
I presupposti legislativi  su cui poggia l’economia verde sono le Direttive dell’Unione Europea sulle emissioni, sulle fonti rinnovabili e sull’assorbimento e magazzinaggio dell’anidride carbonica (CO2).
In questo ambito un settore specifico è costituito dal Green Public Procurement (GPP). Il Green Procurement è un sistema di acquisti di prodotti e servizi ambientalmente preferibili, cioè "quei prodotti e servizi che hanno un minore, ovvero un ridotto, effetto sulla salute umana e sull'ambiente rispetto ad altri prodotti e servizi utilizzati allo stesso scopo". La pratica del GPP consiste nella possibilità di inserire criteri di qualificazione ambientale nella domanda che le Pubbliche Amministrazioni esprimono in sede di acquisto di beni e servizi. Su questo tema la P.A. può svolgere, quindi, il duplice ruolo di "cliente" e di "consumatore"; in quanto tale può avere una forte capacità di "orientamento del mercato".
Il GPP potrà essere, quindi, un valido strumento per favorire la crescita di un "mercato verde", attraverso, per esempio: l'inserimento di criteri di preferibilità ambientale nelle procedure di acquisto della Pubblica Amministrazione nell'ambito dell'offerta economicamente più vantaggiosa; la possibilità di considerare i sistemi di etichettatura ambientale come mezzi di prova per la verifica di requisiti ambientali richiesti.
L’Unione Europea ha anche messo a disposizione ingenti somme per finanziare progetti e iniziative che si muovono in direzione delle energie pulite e dell’efficienza energetica.
Nel settore agro-alimentare, green economy si declina certamente nel campo delle energie pulite e del risparmio energetico, ma dovrebbe tenere sempre più sotto controllo le attività che sono ad alta emissione di CO2., come per esempio i trasporti e il condizionamento o confezionamento dei prodotti.
Nel settore agro-alimentare green economy significa anche nuove opportunità per creare aziende e lavoro. Un esempio su tutti è quello dello sviluppo dell’agriturismo, che dovrebbe, perlomeno nella sua accezione originaria, essere legato al territorio e alle sue risorse.
All’agriturismo è certamente collegato anche il settore del Bed & Breakfast, tipo di ospitalità legato al territorio e al suo utilizzo non in termini meramente speculativi (seconde case, residence, villaggi ecc.). Il ruolo del B&B dovrebbe essere proprio quello di promotore del territorio una vera e propria micro agenzia di sviluppo e di comunicazione diretta. Per far crescere questo ruolo servono presenze professionali (femminili e maschili) locali, con competenze e conoscenze approfondite del territorio, della cultura e delle tradizioni locali.
Altri esempi riguardano le attività legate al tempo libero, come per esempio la creazione di percorsi escursionistici (a piedi, in mountain bike, a cavallo).
Negli ultimi tempi si sono diffusi alcuni concetti che sono connaturati all’economia verde: si parla per esempio di: filiera corta, mercati contadini, prodotti di fattoria. Si tratta di argomenti che, aldilà delle apparenze e della facile orecchiabilità, richiedono grande conoscenza tecnico-scientifica e notevole capacità imprenditoriale e professionale.
Un altro settore apparentato con la green economy è quello della ristorazione scolastica, per la quale si va sempre più affermando il concetto di “ristorazione” sostenibile, sviluppatosi anche il seguito all’introduzione dei GPP (Green Public Procurement). Ristorazione sostenibile significa non solo servirsi di approvvigionamento in ambito locale, ma richiede anche la messa a punto di specifici protocolli per le tecniche di preparazione/cottura, per il trasporto, per il servizio e per la gestione rifiuti. Tutti questi elementi devono essere tenuti insieme da un grande progetto di educazione alimentare con l’obiettivo di coinvolgere studenti e familiari nella costruzione dei menu e nella loro elaborazione, in modo che i fruitori siano in grado di continuare a trarre benefici dalla ristorazione sostenibile.
Sono nate anche nuove professioni. Per esempio la figura dell’assaggiatore professionale è cresciuta in sintonia con l’attenzione rivolta a una alimentazione genuina e di qualità.
Oggi ci sono assaggiatori professionali, che come il sommellier per il vino, sono in grado di riconoscere e di analizzare la qualità di diverse categorie di prodotti alimentari: olio, formaggio, miele, frutta, perfino il tartufo.
 

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