LO SPETTACOLO DEL CIBO

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Perché tanta attenzione al cibo? Nelle società ricche il cibo non è più un bisogno primario dell’essere umano ma una merce come le altre. Come tale rientra nella società dell'immagine, nell'apparire più che nell'essere. Come nella politica non importa tanto quello che dici ma il modo in cui lo dici, così nel cibo non prevale l'aspetto salutistico e nutrizionale ma acquista sempre più importanza lo "spettacolo" del cibo.

Il cibo è cultura, è tradizione, è memoria, è bellezza, è salute, è godimento, è benessere, è fantasia, è risorsa economica, è storia.

Il cibo entra in relazione con una dimensione estetica stimolante e funzionale ai valori del modello sociale odierno; acquistano sempre più importanza l'elaborazione di particolari comportamenti e rituali, l'universo della tavola fatto di luoghi, colori ed atmosfere, il cibo come legame di comportamenti e appartenenze. La società dello spettacolo si è impossessata della risorsa cibo e sono fiorite trasmissioni televisive, spettacoli teatrali e cinematografici.

Gli stessi chef si sono trasformati in stelle dello spettacolo; i ristoranti alla moda presentano la cucina "a vista", così i clienti pre-gustano lo spettacolo della preparazione del piatto in attesa di gustarsi il cibo servito a tavola. Bar. ristoranti, gelaterie non sfuggono alla tendenza di rendere spettacolare il consumo di cibo.

Perfino l'acquisto di prodotti alimentari sta diventando un gesto teatrale. Non per niente, la catena Eataly ha appena aperto un nuovo punto vendita a Milano in un ex teatro ristrutturato. In un contesto molto scenografico, i cibi sono esposti e proposti alla vendita con l'accompagnamento di musica dal vivo. Spesso chi entra in quel locale si limita ad ammirare lo spettacolo del cibo, in tutti i sensi.

La cucina regionale e locale è stata superata da un tipo di cucina in cui si fondono esperienze e sapori diversi, è il primo luogo in cui si sperimenta il "melting pot", il punto di fusione tra culture lontane.

Ognuno di noi sperimenta giorno per giorno come l'esperienza estetica accompagni e condizioni in senso positivo o negativo l'atto del nutrirsi. Una volta si dice "buono da mangiare" adesso si tende al "bello da mangiare", non è più un privilegio per pochi. Il bello è un'esigenza primaria dell'individuo e della società. Il bello bisogna coltivarlo, dunque è anche cultura. Il bello rende le cose più accettabili, più piacevoli, più buone. Così è del cibo: per essere veramente buono, deve essere veramente bello.

Attenzione. Non sto dicendo che tutto ciò è positivo o negativo, non sto prendendo una posizione netta, sto solo registrando un dato di fatto. Del resto, nella lunga storia dell'alimentazione, ci sono sempre stati periodi caratterizzati da un forte connubio tra cibo e teatro. Infatti già durante l’epoca romana le manifestazioni teatrali avvenivano di continuo durante particolari feste: ora religiose, ora dinastiche, ora orgiastiche. In epoca più recente possiamo ricordare la maschera napoletana Pulcinella. Pulcinella ama mangiare, è alla continua ricerca di cibo, avverte incessantemente un gran bisogno di sfamarsi. Il cibo è per lui una vera e propria fissa, difatti la sua principale paura è proprio quella di rimanere digiuno.

EXPO 2015 è nata con lo slogan "Nutrire il pianeta. Energia per la vita" ma dai bozzetti dei padiglioni presentati in anteprima, sembra che lo sforzo maggiore dei progettisti sia orientato verso l'aspetto scenografico più che sui contenuti materiali del prodotto alimentare. Staremo a vedere, l'importante è che "il bello da mangiare" faccia rima con il "sicuro da mangiare" e soprattutto con "abbastanza per tutti".

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