MILANO EXPO 2015 E' FINITO. TEMPO DI BILANCI

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EXPO 2015 si è concluso da poco e già si stilano i bilanci dell'avvenimento.

Non mi sottraggo a questa responsabilità.

Non c'è dubbio che Milano EXPO 2015 sia stato un grande successo. Innanzitutto in termini di numeri e di soddisfazione dei visitatori.

Non voglio qui ripetere la litania sui biglietti venduti, sulle file ai tornelli e ai padiglioni. Organi di stampa molto autorevoli hanno già analizzato questi numeri  e continueranno a farlo.

A me bastano due semplici considerazioni. La prima sono le facce e i commenti della gente che affollava il sito. Visi sorridenti e modi sempre gentili anche di chi stava in coda per ore. Poca insofferenza e molti commenti soddisfatti e compiaciuti. Ho sentito molti genitori dire ai figli "adesso andiamo a fare un giro in (segue il nome di un paese)" come se si trattasse di un vero e proprio viaggio alla scoperta di un mondo sconosciuto, di un paese che forse farebbero fatica a indicare sulla carta geografica. Proprio un'avventura nel cibo!

La seconda considerazione riguarda il fatto che se all'inizio di EXPO alcuni padiglioni suscitavano poca curiosità, via via che passavano le settimane quei padiglioni si sono affollati e hanno visto snodarsi lunghe file. Esempi? Il Vietnam e l'Estonia, per dire i primi due che mi vengono in mente. Anche i cluster delle aree tematiche e i padiglioni dei paesi più piccoli o meno ricchi hanno avuto lo stesso andamento. Le prime settimane c'era poca gente, poi la curiosità ha preso il sopravvento e in alcun padiglioni dei paesi meno ricchi si faceva fatica a circolare.

Alcune autorevoli voci, sia di esponenti politici sia di rappresentanti di altre realtà, hanno espresso dubbi sull'efficacia del messaggio di EXPO 2015 "Nutrire il pianeta. Energia per la vita" lamentando il carattere di fiera popolare piuttosto che di laboratorio di idee e di incubatore di progetti reali.

E' vero che EXPO 2015 è stata una grande fiera popolare, ma il suo carattere di fiera e il suo successo hanno contribuito a parlare di cibo e di alimentazione.

Non è con una fiera che si possono risolvere i problemi di sostenibilità, di sicurezza, di malnutrizione o di nutrizione eccessiva, di modelli alimentari, di sfruttamento dei terreni, di protezione della biodiversità, di desertificazione, di mancanza di acqua, ma EXPO 2015 ha consentito che il grande pubblico incominci a prenderne conoscenza.

Alcuni padiglioni hanno cercato di sviluppare il tema di EXPO 2015 in base alla propria sensibilità. Tra i migliori, in questo senso, il padiglione della Svizzera, incentrato sullo slogan "Ce n'è per tutti?". Altri hanno costruito padiglioni che erano più di propaganda turistica, ma in tutti erano presenti spunti degni di attenzione. Per esempio il padiglione dell'Angola era dedicato all'importanza della presenza femminile.

Durante i 180 giorni di EXPO ci sono stati centinaia se non migliaia di convegni, tavole rotonde, presentazioni ecc, alcuni non memorabili, altri molto poco frequentati, nei quali sono stati sviscerati e dibattuti da esperti e politici i temi di EXPO 2015. Se ne è parlato, si conoscono i problemi e, a volte, le soluzioni, sta a noi, singoli o gruppi di cittadini, proseguire il discorso e calarlo nella realtà. La maggior parte dei visitatori di EXPO 2015 continuerà a consumare come prima, ma la parte più avveduta e informata ha avuto la possibilità di avere una panoramica mondiale del cibo disponibile e delle tendenze in atto.

Sta quindi a noi, al nostro impegno quotidiano, fare in modo che le parole dei EXPO 2015 non rimangano lettera morta.

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